[verso il fiume]

[casa mia]

(Era il 26 settembre dell’anno scorso e in altri luoghi impazzava il gioco degli “elenchi di 10…” A me era arrivato trasformato in “elenco di 10 cose che vorrei nella mia casa”. Mi piace ripescarlo per “segnare” il giorno 16 aprile 2015. )

1 – una “vecchia” poltrona, forte nella struttura ma accogliente, dove sprofondare in un libro
2 – una leggera tenda azzurra (uguale a quella che ho/avevo, distrutta da anni di luce-polvere-fumo-lavatrice) con la trama perfetta per guardare fuori e sentirsi libera dentro
3 – un angolo di “sedute” dove immaginare amiche amici
4 – un nuovo letto con liscia testata, senza impressioni
5 – un tavolo quadrato che moltiplichi i posti
6 – una grande cornice di legno levigato, da fare finestra sul vuoto
7 – una pila di teli, in bagno, con tutti i colori del mare
8 – un vecchio tavolo da lavoro che rimetto io a nuovo
9 – un armadio murato per vedere in giro solo una chiave
10 – un’edera che pian piano avvolgerà tutto.

[sul filo delle primavere]

150322-007

[un filo, una tela]

“la poesia / è come una tela / fatta di parole / la poesia / è un infinito di parole / la poesia / per me è come un sentiero lontano” (Engy, dieci anni, egiziana)

Quello che conta
sono
tutte le cose collegate,
su un filo,
una tela,
ti ricordano
te stesso,
ti riportano
a te.
Veronica, dieci anni, italiana

*
La mia mano è vuota,
nubi e sudori nel corpo.
Onde del sangue che gela per la paura,
respiro con il vento argento.
Tuoni negli occhi,
nella mente c’è il mare.

Wangy, nove anni, cinese

[voci del nome gente]

Sentivo guardati dalla mia famecome “necessario”, questo libro, solo a vedere il titolo accostato al nome di Luciana Castellina. E dopo averlo letto so che era necessario. Un libro a due voci, come sono due le voci che sentiamo, talvolta, dentro di noi.
Quel mondo delle sorelle Porro cui presta le parole Milena Agus, non è certo il mio mondo, ma la “gentilezza”, la bellezza estetica delle sue porcellane e cristalli e cuscini ricamati… e dei modi, oh sì, è nel mio DNA che non è scelta ma storia personale.
E le “piazze Catùma” della terra di Puglia e di altre terre pure sono “mie”, di scelta consapevole, una libera scelta maturata in una vita mai ricca, mai “possidente”, ma sempre libera dalla fame, di facile avversione per la cruda forza.
In queste rughe della terra e della memoria, in queste ferite bisogna lasciarsi cadere, un giorno, e uscirne chi come può.