[dove andiamo stando]

«Solo l’uomo che ha molto viaggiato — dissi — è capace di narrare». Al che un montanaro obiettò: «Come spieghi che mio nonno ciabattino sapeva raccontare cose bellissime senza essersi mai spostato dalla sua valle?». Rimasi interdetto e per prendere tempo chiesi dove stava la bottega del vecchio. «Sulla strada», fu la risposta. Era la soluzione dell’enigma! Il ciabattino raccoglieva storie dai passanti, e le elaborava.

E allora? Allora il vero viaggiatore non è banalmente colui che si sposta e macina chilometri, ma colui che si affaccia sul flusso della vita e ne trae delle storie. Sì, ma dove sta la matematica? Eccola: il viaggio non è spostamento assoluto dal punto A al punto B, ma spostamento relativo. Dunque anche un uomo immobile può essere un viaggiatore, e di conseguenza un narratore. (Paolo Rumiz, Istruzioni per un viaggio perduto / La Repubblica)

[Essaouira – p.s.]

Partire senza macchina fotografica – quella specie, insomma, che ho – non è stata una buona idea. Già non sono capace di puntare in faccia alla gente quella, figuriamoci un telefono. Una macchina fotografica “fa turista” – e cos’altro sono lì, io? -, ma almeno suggerisce, credo, l’attenzione che uno si porta appresso. E avere, tuttavia, a disposizione uno strumento in grado di “fermare immagini”, mi ha più distratta che aiutata a vedere. Ma forse non fa differenza cosa avessi o non avessi in mano: la vita comunque mi sarebbe passata troppo vicino, nei vicoli, e troppo lontano, sulla battigia-promenade che, per fortuna, lì non è riserva per pochi.

[proprio lì]

a C.

Chi del mondo poco ha visto, come fa a scegliere una meta per il viaggio da mettere sulla lista “prima di morire vorrei…”?

(Prima di morire vorrei arrivare ad usare le parole per ciò che sono – loro, io – e sfogliare tutti i tempi sereni del verbo)

La meta, dunque. L’ho trovata. Un puntino appena sulla mappa. Un mondo.
Lì c’è l’oceano. La frattura della Terra. C’è quel che resta dei forti di potere. C’è, vicino, la città viva che parla un’altra lingua. E le riserve per il mondo che sbarca lì per esserci ma non troppo, non troppo vicino; a portata di soldi ma non di odori. Si sta – tutti, lì – sopra le faglie, nel cuore crepato del Mondo.

Quel punto lì appartiene ai “popoli a tempo determinato” e alla sabbia e all’oceano in eterno. Meta ultima.