[più o meno]

«…Non intendo dire che la gioia è una compensazione della perdita, ma che ciascuna, la gioia come la perdita, esiste di per sé e dev’essere riconosciuta per quel che è. […] La nostra esperienza è frammentaria. Le sue parti non quadrano. Non rientrano neanche nello stesso calcolo. A volte stentiamo a credere che siano parte di un’unica cosa. Tutto ci appare assurdo finché non capiamo che l’esperienza non si accumula come il denaro, o i ricordi, o come gli anni e gli acciacchi.»

(Marilynne Robinson, Lila)

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[privato]

«E la sua autosufficienza era anche circospezione, come se i suoi effetti personali si prestassero a essere interpretati, o come se, per quanto pochi, per quanto consumati, fossero intrisi dei particolari della sua vita segreta e potessero metterlo in ridicolo o accusarlo, o svelare vecchie ferite, o vecchie gioie, che sembravano più o meno coincidere.»

(Marilynne Robinson, Casa)

[vecchia porta]

[lingua]

«…Il rapporto di Hamid con la lingua francese è cambiato, Non si tratta più di utilità, di rispetto e nemmeno di mimetizzazione, ma ormai di piacere e di potenza. Parla come se ogni volta cominciasse una poesia, come se vedesse scriversi o imprimersi versi sulla pagina di una silloge dei suoi più grandi pensieri. Quando parla, è sia se stesso sia la sua risplendente posteriorità. Si inebria di quel ponte che la sua bocca getta sopra il tempo.»

Alice Zeniter, L’arte di perdere