[vecchia porta]

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[lingua]

«…Il rapporto di Hamid con la lingua francese è cambiato, Non si tratta più di utilità, di rispetto e nemmeno di mimetizzazione, ma ormai di piacere e di potenza. Parla come se ogni volta cominciasse una poesia, come se vedesse scriversi o imprimersi versi sulla pagina di una silloge dei suoi più grandi pensieri. Quando parla, è sia se stesso sia la sua risplendente posteriorità. Si inebria di quel ponte che la sua bocca getta sopra il tempo.»

Alice Zeniter, L’arte di perdere

[contatto]

Sinistra e destra e movimenti e sommovimenti… ma io non penso che alla tazza.

L’altra sera stavo versando l’acqua bollente quando ho sentito come una pizzicata alla corda più alta del violino e in men che non si dica il piano della cucina era inondata. E io a guardare, incredula, la tazza integra. La osservavo da vicino dentro e fuori. Niente. Sotto la luce: niente. Sciacquata e asciugata, era bella e intatta. Appariva, evidentemente.

Il giorno dopo trovo una grossa cipolla che nel buio della cesta si è lanciata verso la – sua – primavera e decido di appoggiarla sopra la tazza: una bella armonia tra foglie fresche e dipinte. Seguo con un dito il disegno e… trovo la crepa. Con il tatto. Toccando con mano.