T – made in Franca

Tramonto

Anche questo pomeriggio è passato.
Soltanto le rondini si divertono
ebbre, a lato della casa.
Pure questo giorno che tramonta
è stato come per l’assetato
il bicchiere colmo di vino
che la mano avida rovescia.
Ho scritto una lettera lunga.
Calda e fresca come l’alba
ecco arriva di là la risposta
col canto degli uccelli.
Solo questo mi consola del giorno fuggito,
del tempo veloce: che tu pure vieni,
e sempre più t’avvicini.
Le rondini guizzando disegnano
la linea leggera del tuo corpo.
La terra si fa più lieve al tuo passo,
il cuore attende una lusinga.
Si mitiga in me l’antico male,
la vecchiaia, – porgerei la mia mano
come un bambino.
La luna è seduta di nuovo sul pioppo,
ora è possibile aver fiducia negli uomini;
sono stati essi a consegnarti a me, gentilmente,
come una primizia, come un conforto.
Si apre l’avvenire, come la vergine
che arrossisce ridendo, quando si offre
in una stretta di mano.

(Gyula Illyés)

la mia lettera lunga: l_una di maggio… così è piena di crateri e valli e pianure che si chiamano
1. Alpha come Amalia e tanti accenti  “…vagy éppenséggel az életüket vetik oda kiáltó hangsúlynak a megtalált szavakra… addirittura gettando la propria vita come accento esclamativo sulle parole ritrovate”; ma anche archivio e dell’archiviare…
2. B come blog… pfùi quanti mari  e marosi  e martafiumara dove pescare a reti piene (ci sono reti protettive e reti per la pesca – pulpiti, osterie e confessionali – …) – su l_una di maggio… così –
3. C come compagno e compagno Ernesto e calendari
4. D come Don Luisito che è esploratore «Alla ricerca del significato perduto» delle parole, per “…un atto di onestà verso di esse…”
5. E come etica essenza delle cose e-mozioni …
6. F come con_formarsi nel senso di confronto con altre culture, correnti d’idee, metodi di ricerca, di azione e di scoperta di sé e del mondo… fratellanza, sempre… e fotografia perché – a l_una di maggio … così – “Le piacciono le immagini  e le parole…Il verbo ritrarre. Predilige la forma transitiva, la affida alla sua macchina fotografica….”
7. G da qui ne deriva che – su l_una di maggio… così – ci siano molte gallerie che sono tunnel dove c’è sempre luce…
8. H come Hongrie che è un bacino…
9. I …e volete che non ci siano impronte su l_una di maggio… così?
10. J …diciamo … punti di ristoro… di sosta… Arany János… Attila József…
11. K come Kiskőrös zona piena di dolci stratificazioni  -kürtöskalács- a forma di pinnnacoli…
12. L come luce direi… che assorbe aria nei voli che fa andando a capo e che alimenta col fuoco di briciole in traccia e che va tra_versando terre di parole  e versa…ri_versa e versifica nell’acqua elemento di marosit…
13. MMarosit è magiara…”…fa majarìe…non masciarìe perché “…non è né maga, né fattucchiera…”  (…o forse sì)
14. N degli elementi naturali di ta_L_una di maggio…ho detto, ma posso mai tralasciare quelle piccole oasi che sono i ninnoli…?
15. Omega, rotondo come la pupilla dell’occhio per osservare, vedere, scoprire, com_prendere… O come il ciclo delle stagioni e della luna…O come un orologio puntato su OraSesta per fare incontri  e scambiare -anche- le parole nostre
16. P di pro-memoria per-memoria…
17. Q equalità… qualità sebbene non disdegni la quantità -qualificata aggiungo- …basta solo dare un’occhiata al quaderno e non ne parliamo quando arrivano i rinforzi-a-quattromani e i frequentatori dell’Osteria!
18. R come rivolta nel senso di “non violenza attiva”, come riconoscimento delle esperienze e competenze degli uomini e delle donne, dei Paesi e dei gruppi umani, come riforma quando ciò significa cambiamento contro il disconoscimento dei diritti umani… lo smantellamento dei diritti sociali…
19. S …ciò non è il vero Socialismo?
20. T facile trovare talee in Teréz…
21. U diritto di sognare, di non far niente, di viaggiare… Utopia?
22. V verbi e modi e tempi …l’imperfetto indicativo in_perfetto dei giochi “facciamo che ti raccontavo di quando eri bambino” … il passato presente
23. W.w.w. & qualcosa…è così che l’ho scoperta
24. X  il pro… il per… x  che moltiplica…
25. dualità bianco/nero alba/crepuscolo pianto/sorriso saggia/folle… due che diviene una, di volta in volta…
26. Z  “…memoria da zingaro. Una memoria scritta nelle cicatrici. Una memoria attraversata da terre e popoli attraversati. Un esistere dentro la memoria d’altri. Con le parole e le regole di una lingua di altri e altri ancora.”

post scriptum :
” …di qua e di là i bit del cuore, a segnare il tempo…”

15 pensieri su “T – made in Franca

    • Cara amica, la mia “vita da blogger” è giunta a capolinea.
      Tuttavia non cancello questo blog come avevo fatto altre volte. Restano qui le pagine, a testimoniare un pezzo -caro- della mia vita, resto io-persona, “lettrice” magari silenziosa, ma con l’affetto di sempre verso chi mi aveva fatto compagnia fin qui.

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    • Come ogni archivio che si rispetti, custodisce/espone sugli appositi scaffali :)
      Archivio mensile e voci di “categoria”, in questo blog-caso.

      (Stamattina ho liberato dallo stato di “privato” gli ultimi due post già inseriti. Non è un ripensamento, dunque, solo una questione di coerenza o di completezza.)

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  1. Questa “vita da blogger”, in itinere e nel tempo, si è presa una parte importante del viaggiatore. Una parte “cara”, “dolorosa”, incancellabile e così “piena” che i compagni di viaggio – magari silenziosi, ma al fianco – restano storditi all’idea che il capolinea sfilacci la rete di rimandi e di echi che il percorso “virtuale” – per quanto “al buio” – alimenta attraverso le parole lasciate su questi quaderni.
    Il buon Saramago ci conforta nella convinzione che siano i viaggiatori a “finire”, e non il viaggio, e tuttavia è inevitabile sentirsi un po’ più soli. Quando accade, mi capita di tenere care le parole altrui, e di portarle con me come se potessero continuare a fare ciò che sanno fare meglio: ricordare, trattenere, evocare, dare una forma al vuoto che crediamo di lasciare quando facciamo un passo indietro.
    Penso anch’io che non si archivi per dimenticare. E che neppure i viaggiatori “finiscano”.

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    • Dare una forma al vuoto… Il mestiere del vasaio, più che del “paroliere”, a ben pensarci. Si è così rarefatta la mia “materia”, col tempo, che è diventato un fatto di rispetto – verso tutti e ciascuno di voi/noi – il silenzio.

      Fra qualche giorno parto, starò in Ungheria per alcune settimane. Mi dò questo tempo per decidere su un progetto mostruoso (visto che già il titolo mi sembra inafferrabile): tradurre uno dei più grandi romanzi del ‘900 ungherese. Così, per sfida, per le mie figlie… per misurarmi, questa volta davvero, con due mondi di parole.
      Buon viaggio, dunque, a tutti noi.

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