[close cover]

«com-promettersi è un modo per conoscersi» (usermax)
 
ombra che torna – compiuto il giro – il sole – il giorno – lungo quanto il viaggio – lungo la vita – sul sentiero più breve – a cerchio – di fede – velo pietrificato – arso al sole – del giorno nuovo – da dire ancora – lungo una vita – che torna all’ombra – di sé

[forse]

Forse è cominciato il giorno che uscii per la prima volta con le scarpe nuove.
Forse quando la leggerezza delle scarpe nuove sparì al primo vecchio incrocio.
O forse quando i giorni persero il nome.
O quando le domande s’ammucchiarono come centesimi già fuori corso.
Forse quando il forse s’impadronì di ogni frase.

[a pelle]

«non si vede bene che con il cuore»
A vent’anni ci credevo, a quaranta avrei voluto; ora che di anni ne ho settanta ho capito: non è il cuore, no.
È la pelle che vede nel buio.
È la pelle che sa lo spazio e il tempo.
È la pelle a custodire mappe; sa le mete e sa le strade, sa mostrare e celare e dire tacendo.
Toccami: sentirai fluire soltanto le mie – le tue – verità.

[di cuore]

“…una margherita di parole
sul davanzale di un cuore”
(usermax)
Diversamente abile. Ho un cuore diversamente abile.
Un giorno il Re degli scienziati mandò per ogni cantone i suoi emissari, con il compito di raccogliere la decima dei cuori. Deposti lungo un tavolo, ordinò loro di battere come sapevano o potevano, mentre i contabili facevano calcoli e misurazioni, poi stabilirono la media e la chiamarono normalità.
Il cuore normale batte 60 colpi al minuto.
Ho un cuore anormale. Un cuore che batte a onde anomale. Che si ferma sulla battigia ad ammirare il secondo trascorso e s’incanta nell’attesa di quel che verrà. Cammina col passo di chi non ha fretta perché non ha mete; le ore l’attendono in cerchio e lui gioca a nascondino tra le lancette e si arrampica su quella della sveglia, poi si butta e ride ride… fino alle lacrime.

[tromp d’oeil]

È una casa piccola piccola, quattro angoli a fare da stanze.
Non serve altro, mangiare, lavarsi, lavorare, dormire.
Sulla tavola arriva la luce del mattino, sullo scrittoio le ombre del tramonto, il letto ha la vista sulla notte, lontano da correnti d’aria moleste.
C’è silenzio, in questa casa.
Le cose tacciono riposte tra il vecchio muro e uno nuovo a difesa dello spazio vitale, con porta scorrevole dipinto – inganno dell’occhio – a vecchio armadio, cimitero e scrigno.
C’è silenzio, in questa casa, da sentire il morso del tarlo, da sentire come s’aggrappa la radice dell’unica pianta a quel boccone di terra che – a vivere – le è data.