[strettamente necessario]

Io li ho visti, sai – era come in un tempo indietro, ancora da venire – li ho visti racchiusi nell’infinito guscio – le braccia tese a toccare le pareti – una sola pelle, mensa e cuscino, negli occhi riflessa una finestra in faccia alla strada curva su se stessa.
Ed è scesa la notte e accese i colori.
(majarie, 11 gennaio 2008)

[la luce dei suoi occhi]

«la luce che cerchiamo è quella che si è assopita dentro di noi»
… e io sono qui vigilante nel buio e del buio sulla battigia dove nulla mi ruba la vista del primo spruzzo di luce e mi passa alle spalle il mercante di bambole di pezza gocciolante fetido umore di carne lo sento che passa lo sento lo sguardo arpione nella schiena nuda che sono qui, su questa battigia vigilia di mare
Non vendo la notte, non compro il giorno, raggomitolo il tempo, te lo offro in dono.
(majarie, 26 dicembre 2007)

[labbra d’argilla]

Quella riga severa delle labbra serrate, cresta d’argilla a diga di parole a rischio di promesse di un presente assente, solco arso da una lingua di fuoco che si spegne nel deserto di un volto dove una lacrima di vita scivola via via… fango diventa, poi asciuga nel muro alzato a difesa – a casa – di solitari sogni, muta fortezza d’argilla al confine di sé.
(majarie, 17 dicembre 2007)

[tra i fiumi]

Era figlia di una pianura stretta tra fiumi a scavare confini, a trascinare detriti di storie di ponente e di levante, pianura arsa bagnata, pianura tradita nel giro dei venti in corsa con la faccia rivolta a tempi e luoghi dell’oltre, di là.
Era sposa di una pianura con le spalle ferite da rocce aguzze a guardia di vie di fuga in salita, nascosta nell’alito della terra squarciata dal fiume delle morte coperte dalla bava del vivere oggi velenoso, che scende tra labili sponde per essere ricordo carezza tempesta, onda del mare, di là.
(majarie, 30 novembre 2007)

[passato presente]

Alle mie spalle un armadio che nasconde ancora nelle crepe la polvere della soffitta dove finivano gli scarti di una casa non mia e mi domando come quelle ante cigolanti potrebbero rinchiudere gli odori appesi alle trame dei panni di vite non più mie, e mi domando se una bottiglia d’antico disegno per tavole di feste mai vissute potrà donare la lucentezza sua a vini dal fresco sapore di frutta, se la storia racchiusa in mille pagine mai lette potrà essere soffiata di là dei sogni traditi, e mi domando se attraverso le finestre inchiodate dai passi di tutti quelli che in fuga hanno svoltato quest’angolo di strada potrò mai affacciarmi alla luna nuova.
(majarie, 29 novembre 2007)