[forse…]

chicco per chicco, una parola per volta…

151106-010

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[al fiume]

120825Ho sempre immaginato che quel sentiero portasse giù al fiume ma ho sempre dovuto abbandonare l’idea di imboccarlo. Al massimo arrivavo fino al bivio.
Al mattino del primo giorno dell’anno può capitare di vedere le cose in una luce nuova. Può capitare di non provare alcun interesse per strade nuove, lasciandosi rapire dal desiderio di seguire fino in fondo un sentiero scelto da un battito del cuore per te.

[cuore rosso]

…ed eri in piazza. La pelle nuda sotto il sole d’ottobre e i raggi a seguire disegni dell’essere altro di un braccio meccanico e spalle strette in una tuta più scura del cielo d’autunno. Senza una bandiera, senza compagni, senza un canto che parlasse di te, di te che vedi – sei tu che vedi – la foresta d’acciaio dietro il nostro – sì, nostro – quadrato rosso, e vedi anche oltre mentre cerchi la risposta che non ho mai avuto, io, sul fare o essere operaio sapendo misurare questa piazza col calibro di un verso, centesimi precisi d’un millimetro quadro di cuore rosso.

[l’importanza del colore rosso]

Questa spelacchiata macchietta rossa, in solitudine sul bordo più calpestato del nostro quadrato verde, più che papavero sembra parente della viola del pensiero. Un pensiero rosso.

Lo dedico ad Alfredo – son mica riuscita mai a chiamarlo Alfredo, era papà – che a quest’ora sarà a prendere il caffè in piazza, e scommetto che sarà andato apposta nel bar dove gli hanno detto che poteva  trovare  Berlinguer perso nelle pagine dell’Unità, con la tazzina già fredda, e ora gli starà dicendo vedi che ho avuto ragione io, comunisti brutta gente, rubano e raccomandano come tutti gli altri, e nemmeno lui – o meglio, lui, Enrico, non s’arrabbierà, sapendo vedere il dolore dei traditi, dei figli spelacchiati dei resistenti rossi.

[Emilia]

Rivedo i fotogrammi del “film” che ho solo nella testa sul viaggio di ieri nella bassa mantovana e un pezzetto di Emilia.
Rivedo i fotogrammi e arrivo a pensare che sì, è dolorosa l’immagine delle vite scoperchiate, ma quella più angosciante – terrificante, nel vero senso della parola – è di tutto quello che ti appare perfetto.
Di tutto quello che ha dentro, invisibile al colpo d’occhio, la crepa. Tutto quello che ha ancora da attendere, che ha ancora una speranza da vedere crollare.

[im/mondo, ovvero da pulire]

A Socrate che aveva negato con decisione che di cose spregevoli come l’immondizia, la sporcizia, il fango potessero esserci delle idee, il vecchio Parmenide, che Platone in un altro dialogo chiama venerando e tremendo e che descrive nobile d’aspetto, segnato dal tempo, ma comunque reso saggio da esso, Parmenide così rispondeva: “È perché tu sei ancora giovane – oh Socrate – e la filosofia non ti ha ancora preso come prevedo che ti prenderà in futuro, quando non avrai più disprezzo per nessuna di quelle cose. ”
Luciano Dottarelli, La positività del negativo. Status del rifiuto nel pensiero di alcuni filosofi d’occidente

A volte quello che trovi già si mostra, hai potuto scorgerlo proprio per quello. Altre volte l’attrazione tra te e un oggetto ha un che di inspiegabile, sul momento, per scomodare una parola grande: di misterioso. Questa maniglia l’ho trovata ricoperta da molte mani di vernice, a malapena se ne intuiva la sagoma originale. Mancano ancora gli ultimi ritocchi; quando sarà mondato a perfezione, prenderà il suo posto sul pezzetto di muro di fronte a questo scrittoio, accanto al buco della serratura. Un altro pezzo di ferro rubato alla ruggine.

La mia serie – infinita? – di aperture/chiusure.

[sorelle cum laude]

“Infine, ringrazio mia sorella Cecilia per l’aiuto nella comprensione dei testi giuridici, per avere sempre creduto in me e per la sua complicità che è per me fonte di sicurezza. Tutte queste pagine sono dedicate a te.”
Valeria Bonaldi, Mediazione penale minorile: rischi e questioni nella giustizia riparativa.