[raccontare che c’è l’indicibile]

“… per dire ai ragazzi, andando negli asili – perché questo è un lavoro da fare non nelle univerità o nei festival, solo, ma cominciando andare negli asili – a raccontare che c’è l’indicibile, l’incredibile, l’inaudito, l’inpensabile, l’incomensurabile, non c’è solo ciò che si mostra, non c’è solo ciò che esperibile, non c’è solo ciò che scientificamente riproponibile, non c’è solo quello che è informazione ma esiste anche un altro diveltere e un altro andare. Parlo proprio di non fare il “verso” ma di trovare altri versi. È una questione di poetica. Non c’entra la lingua, non c’entra il bel parlare, non c’entra il forbito, non c’entra… sì, c’entra la cultura ma non quella cultura che comincia con cultura e finisce per cultura.. In mezzo c’è dell’altro, dell’oltre, che non lascio alla chiesa, che non lascio alla new age, mai più, che non lascio alla scienza, che non lascio ai maniaci di un mestiere, di una vita sola…” (intervista ad Alessandro Bergonzoni)