[avere cura]

Era all’uscita di un supermercato? O di una stazione? In attesa di un mezzo pubblico? Non riesco proprio a ricordare dove e quando è successo. Era una giornata fredda, questo è sicuro, lo testimonia il frammento di ricordo: il gesto di accomodare la sciarpa sotto il bavero del cappotto dell’uomo. Un signore sulla settantina che rivedo lì, mani in tasca, come malato. La donna – l’ho “registrata” come moglie – coetanea, un po’ più alta e più energica.

Ricordo solo quel gesto di “sistemare” (ciò che particolarmente disordinato non doveva essere nemmeno prima). Era il gesto di una madre. Di una badante. Non conservava nulla di quell’intimità che – immagino – resta propria dei compagni di vita, coniugati.

Ci innamoriamo del maschio e di noi stesse in quanto sua donna. Per amare di prendercene cura come di un figlio, di un padre, del miglior amico. Che paura che fa, servire ad un uomo.

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3 pensieri su “[avere cura]

  1. Certe volte anch’io me le trovo lì, le parole scritte, e neanche so come son venute fuori proprio quelle, proprio in quel modo. E continuo a confrontarle con i grumi di pensiero che avevo in testa.
    Io amo l’espressione “il mio uomo” nonostante due suoi significati piuttosto deleteri, quello “possessivo”, da una parte e dall’altra quello “remissivo”. Amo il verbo “servire” nonostante il suo corrente uso “servile”. Penso, poi, che nei momenti di loro debolezza – dovuti a malattia o ad altro – finiamo col cambiare registro nei confronti dei nostri uomini.
    Penso che, in tutta onestà, non possiamo che ammettere una certa confusione di modelli culturali – assimilati, radicati, appena abbozzati… – in noi, e la paura che un gesto – nostro, loro – ci porti indietro d’un secolo.

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  2. La confusione c’è, è inevitabile, ma, proprio per questo, quel gesto, nostro o loro, non può davvero riportarci indietro, se tutto il resto non lo accompagna e lo ricalca. Un errore non azzera, è il suo ripetersi che grava. Perché dobbiamo stare sempre sul chi vive? Ci costringono (con quel che ci accade intorno) o siamo troppo intransigenti noi?

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