[dio narratore, dio narrato]

«Le religioni di matrice biblica conoscono bene l’importanza delle parole: il racconto biblico ci mette davanti a una realtà figlia di un Dio Narratore, perché è stata proprio la sua Parola potente a dare forma alle cose: tutto quello che chiamiamo realtà esiste perché Dio lo ha raccontato. Il suo è stato il più potente degli abracadabra, meravigliosa parola di origine aramaica che sembra significhi proprio “io creerò come parlo”.
La storia biblica racconta che l’umanità è sorta “a immagine e somiglianza” del suo Narratore, una espressione affascinante e misteriosa che ha fatto diventare matte generazioni di esegeti, perché immagine e somiglianza può davvero voler dire tutto e il suo contrario. È certo importante stabilire cosa possa significare per l’uomo e per la donna essere a immagine e somiglianza di Chi li ha narrati per primo; ma interessa infinitamente di più indagare il processo inverso, ripercorrendo il complesso percorso che ribalta gli attori del racconto e trasforma Dio da soggetto narratore a oggetto narrato.
[…] Tutti i credenti sono a loro modo vittime delle false narrazioni su Dio. Qui interessano soprattutto le ferite che queste narrazioni hanno causato e continuano a causare alle donne, a quelle credenti e anche a tutte le altre: dobbiamo capire le storie che hanno generato i mondi dove tutte abbiamo dovuto prendere cittadinanza, spesso nostro malgrado. I credenti consapevoli del fatto che tradizione e tradimento sono parole con la stessa radice comprenderanno bene che non si tratta di una ricerca speculativa: risponde al dovere di cercare rimedio alla sofferenza causata dalle narrazioni distorte che da sempre tentano di fondare su Dio ogni gerarchia di dignità tra gli uomini e le donne.» (Michela Murgia, Ave Mary)

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2 pensieri su “[dio narratore, dio narrato]

  1. Sto girando attorno a queste parole.
    La grande narrazione, in cui il narratore consegna se stesso e, insieme, l'atto della creazione e il creato, come "narrati"…
    E lo scarto immenso che viene a crearsi fra narratore primo e narratario ultimo che 'sceglienonsceglie'  la sua interpretazione sulla base delle Scritture a cui un 'intermediario' impone obbedienza codificandola: un infinito gioco di rifrazioni e tramandamenti per fare della parola la lex.
    Ed Hegel proprio in questa legge vedeva la causa dell'anima scissa, ovvero di ogni lacerazione dell'uomo.

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  2. Non sono certa di capire fino in fondo… anzi, sono certa di non capire fino in fondo la portata di questo passaggio che la Murgia ha tenuto in serbo per lo sconcerto finale del libro. Però sono certa che tutto il resto è soltanto la "declinazione" di questo punto fondamentale.
    (Come resto convinta, sempre più convinta, che la fede sì, è questione squisitamente privata, mentre la religione – "spesso nostro malgrado" – ci riguarda tutti/e.)

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