[la rosa non è un simbolo]

«Con ‘associazione di sentimento’ la Stein si riferiva alla possibilità che il lettore potesse essere condizionato da immagini, simboli, presumibilmente fuorvianti rispetto a ciò che la realtà stessa, di per sé, rappresentava.
Lo scrittore doveva evitare in ogni modo di imbellettare la realtà, includere nel suo modo di esprimersi delle implicazioni, delle deduzioni implicite che costruissero inconsciamente nella percezione del lettore delle sovrastrutture ad essa.
La realtà era la realtà, punto e basta. Si descrive male la realtà non perché si adoperano male le parole ma perché non si adoperano quelle giuste e non le si combina bene insieme e, inoltre, perché molto probabilmente non si ha una visione. “Se non si ha una visione la scrittura risulta piatta”. In più se non si ha una visione o se se ne possiede una parziale, non si può far altro che imitare. Gli sforzi di coloro che fabbricano opere originali producono spesso opere pessime esteticamente e questo è normale, sortiscono brutti risultati perché il lavoro che spetta agli innovatori è un lavoro immane e complicatissimo, mentre gli imitatori possono pensare a fare opere ‘graziose’ perché hanno già il terreno spianato.
Se il principio della scrittura per la Stein era di raccontare la realtà e di descriverla in presa diretta, allora una rosa è una rosa e non è il simbolo della passione o dell’amore, e il mare non è associabile all’evasione e ai sentimenti di libertà. Il mare è il mare, la rosa è la rosa, una motocicletta è una motocicletta. La prosa deve essere formalmente depurata dai clichè, da quei luoghi comuni che trascendono nel patetico.»

su Gertrude Stein

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6 pensieri su “[la rosa non è un simbolo]

  1. Quando penso alla rosa, penso subito al suo profumo ( per me uno dei migliori forse solo per il ricordo delle rose nel giardino della zia che ora non c'è più) poi penso al contatto  ( non riesco a resistere quando vedo una rosa che sta sfiorendo devo staccare i petali e tenerli un po' tra le mani). Le rose sono stato il primo disegno a china che ho fatto in prima media.
    Quando penso alle rose mi viene sempre in mente questa song di Shawn Phillips – Withered rose- .

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  2. «La prosa deve essere formalmente depurata dai clichè, dai quei luoghi comuni che trascendono nel patetico.»
    Ecco, un aspetto non trascurabile – per scrittori/scriventi – di quanto dice Alessandro Pugliese a proposito dell'idea di scrittura di Gertrude Stein.

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  3. Abbi pazienza Falconiere. Non vedo il perché, sul mio blog, avrei (avuto) motivo di parlare di te, di quello che fai o non fai. La citazione parla di scrittura e io ho continuato a parlare di scrittura. Non di rose né di ricordi. Le rose, come i ricordi – in sé – non sono mai patetici; non avrei mai potuto affermare il contrario ché sarebbe (stata) una grande sciocchezza.
    Talvolta capita di scriverne – di rose, di ricordi… – nel modo che viene definito "luogo comune" (espressione che attiene al linguaggio, e a null'altro). Certo, non esiste una misura scientifica per individuare un "cliché". E' questioni di gusti. Ma forse non soltanto.
    Ad ogni modo, questo è un quaderno di appunti e non un salotto o una cattedra di estetica, perciò, se permetti, vorrei finirla qua.

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  4. Tirare giù le vele e procedere con i remi, direbbe la nostra amica Marta Fiumara :)
    Cara Col, in fondo, alla pensione mi mancano così pochi anni, e vanno a galoppo… Intanto io l'ho aggiunta alla mia lista.
    (E poi, una rosa sarà mai solo una rosa? mah…)

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