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Non è che avessi avuto alternative. Il tempo che resta dell’ora di pranzo fatta la strada fino al centro commerciale, ripetute tre volte le spiegazioni della collega – fatti trovare lì, hai presente…? – e mi toccherà inventare una plausibile scusa perché non ci sarò, vuoi scommettere, all’ora concordata ché non l’ho mica capito il dove perché in mezzo a tutte le cianfrusaglie in testa mi gira una sola domanda: come ho fatto a ridurmi così a cinquant’anni suonati che sostituire un paio di scarpe bucate è un impegno.
Gli stivali poi li ho scelti a colpo sicuro tanto erano promettenti, comodi siamo ti puoi fidar.
Un’intera stagione di sofferenza ma non è che avessi avuto alternative, dunque vediamo chi s’arrende, io? giammai. E infatti.
Non so quando mi è cresciuto questo coso sul piede. Una protuberanza all’altezza del fronte di resistenza dello stivale al piegarsi al passo. Stivale malefico che ha avuto tutta l’estate per studiarsi la vendetta. Anche per conto del gemello così miseramente arrendevole sin dal primo giorno.
La solita storia, insomma. Ci si fa un bel callo in corrispondenza dell’offesa subita, barricata di carne e ossa, ma serve soltanto a ché il nemico abbia più agio a prendere la mira.
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