[zingari]

«La fotografia era stata inventata da poco e già i fotografi erano un problema. Pare che riempissero le più belle piazze romane, intralciassero il traffico, si immischiassero nelle vicende della città. E non si era fatto in tempo ad emanare delle leggi che li tenessero a bada.
Si risolse il problema con la circolare che diceva che ai fotografi dovevano essere applicate le stesse leggi che controllavano guitti, saltimbanchi, mimi, cantastorie, vagabondi e zingari. […]

Sono particolari le immagini degli zingari. Sono senza tempo. Sembra di averle viste, di averle cercate da sempre.
Si mettono insieme per comunicare gioia, per danzare, per fare festa e le linee dei loro corpi, delle loro vesti, gli angoli delle loro membra, la luce dei loro occhi, le espressioni dei volti formano immagini che emanano quella gioia, trasmettono quella gioia.

Si cercano per aiutarsi a sopportare un dolore tremendo, un lutto senza pace e formano immagini che di per sé cercano, chiamano partecipazione.
Le fotografie non fanno altro che tentare di fissare, tentare di perpetuare quelle immagini. Come gli zingari, rendono la vita visibile, un teatro di tutti aperto a tutti. La vecchia circolare ha ragione.»

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