Sfamare lo straniero

«…Si fermò, come se non avesse più nulla da dire, e io le domandai: – Non voleva che acqua?
– Voleva anche altro se poteva averlo, – disse mia madre. – Non chiedeva, invero, ma io gli diedi una pagnotta del pane che avevo sfornato non più di un’ora prima e gliela condii con olio, sale e origano, e lui annusava l’aria, l’odore del pane, e diceva benedetto Dio!
Di nuovo mia madre si fermò, non raccontava, rispondeva alle mie domande, e io domandai qualcosa, non so più che cosa e mia madre disse come capì che l’uomo fosse affamato e assetato anche di altro e non chiedeva dicendo benedetto Dio, ma voleva anche altro se poteva averlo. E io di nuovo le domandai non so più che cosa, e mia madre disse come avrebbe voluto che l’uomo non restasse affamato e assetato di niente, e come avrebbe voluto vederlo placato, come le pareva cristiano e caritatevole placarlo anche nella sua fame e sete di altro. E io pensai: Benedetta vacca!…»
Elio Vittorini, Conversazione in Sicilia
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