[senza nome]

Il giardino cresceva stretto fra alte mura che lo proteggevano da venti troppo forti, lo nascondevano a occhi curiosi.
Il giardiniere piantava lì i fiori a cui più teneva: erano selezionati e coltivati con molta cura. Erano i fiori non del suo mestiere ma della sua passione.
Fu tanta la sua sorpresa quando un giorno scoprì, in un angolo non coltivato, una pianticella arrivata chi sa come e quando. Non aveva mai visto prima una pianta così. “Un’erbaccia” – si disse e la strappò. Diede così poca importanza all’intrusa che anche nell’estirparla fu meno coscienzioso del solito. La primavera successiva se la ritrovò più rigogliosa di prima.
Non aveva le sembianze delle erbe infestanti che lui conosceva. In fondo, non aveva nemmeno un aspetto sgradevole. Ma la sua sola presenza infrangeva le regole del giardino. Andava eliminata con più astuzia.
Con vigorosi colpi di vanga tutt’intorno cercò di tagliarle le radici, evitò accuratamente di nutrire quell’angolo di terra, piantò nelle vicinanze un albero che togliesse più luce possibile. E restò in attesa.
Ogni mattina, arrivando nel giardino, il suo sguardo veniva catturato da quell’angolo nascosto e non poteva non avvicinarsi per osservare meglio. Finì per dedicare buona parte del suo tempo a quella pianta condannata.
E questa aveva delle risorse tanto potenti quanto nascoste. Il giardiniere non riuscì mai a scoprirle. Si accorse del bocciolo e non fece niente oppure non se ne accorse nemmeno, non ha importanza.
Il colore e il profumo del fiore erano indefinibili come erano fuggevoli le sensazioni che evocavano.
Era il fiore di una pianta senza nome. Forse fu questa la sua salvezza.
 
(1998)
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