[mediocrità]

«La nostra sociologia, la nostra psicologia, la nostra economia (insomma la nostra civiltà) sembrano incapaci di apprezzare il valore delle persone che non emergono e le relegano nella mediocrità dell’uomo medio di intelligenza media. Perciò il “successo” finisce per assumere tutta quella esagerata importanza: offre l’unica via di fuga dal limbo della media. […] “Mediocrità” ti prende le misure con gli strumenti della statistica sociologica. Norme, curve, dati, confronti. Potrai anche risultare mediocre in tutte le categorie sociologiche, perfino nelle tue aspirazioni e realizzazioni personali, ma la maniera in cui si manifesta la tua mediocrità sociologica creerà un picco unico e irripetibile in qualsivoglia curva a campana. Non si danno taglie che vanno bene a tutti.»
Hillman cerca la risposta alla domanda «può esistere un angelo mediocre»? Una delle possibili risposte, la sua risposta, «assume la mediocrità come una forma di vocazione e nello stesso tempo la ridefinisce radicalmente, liberandola dalle norme statistiche e sociologiche. […] La vocazione diventa una vocazione alla vita, anziché essere immaginata in conflitto con la vita. […] È una diversa visione della chiamata, in cui l’opus è la vita stessa.»
(J. Hillman, Il codice dell’anima, Adelphi, p. 309 e sgg.)
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