Isola [Controcampo]

“Isola” fu la prima cosa scritta per il primo blog “majarìe”. Non è mia, però, ma dell’autore dei versi (Massimo La Spina, Vulcano) la scoperta dell’intreccio d’immaginario dei due testi. 
fumi di zolfo, nauseanti e purificatori
Lei sta lì. Sembra in attesa. Di qualcosa. Di qualcuno.
ragnatele di fumo che sospingono gli occhi al cielo
Aspettare – temere. Aspettare – sperare.
terra lontana, deserta e familiare
E lei sta lì e vede gli sbarchi e li subisce, li metabolizza, li gode.
la sabbia nera, calda ed eterna, ostenta vigore e tradisce la vita
Chi arriva porta cose sue. Si mette comodo, si apparecchia la tavola, si fa apparecchiare la tavola, mette in tavola il vino della sua terra e mangia il pane che trova.
baia di sole nascente deserta e luminosa
Fuggiaschi d’atavica fame, pirati d’insaziabile fame, ingordi mercanti e fuggenti giostrai, viandanti senza meta, contadini in attesa del raccolto, poi via.
ideale appuntamento, io e te.
Stare immobili senza aspettare. Attendere.
la mia barca in secco. ansia, attesa, liberazione. finalmente calma
E lei sta lì ed è quella che fu ed è quella che in lei fu seminato dimenticato sepolto, è lei nei vuoti di quello che le fu tolto.
fumo di zolfo purificatore dei miei occhi ormai lontani
E lei sta lì e da lontano sembra che attenda, specchio magico di sguardi d’approdo. Isola.
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