[a pennello]

Devi guarire, dicono, e io avanti, terapia a pennello, ma è moto cadenzato, ritmo ritornello di ossessioni, col basso continuo di un lamento antico, e sul casalingo orizzonte – alla giuntura tra muro e soffitto – le parole si stagliano bianco su bianco e resta la domanda sospesa resta l’alone di una vita diversa – che sarebbe stata? – non fosse mancato almeno l’abbraccio una volta almeno culla materna e viatico d’affetto, gesto impresso, ma non è più tempo per i ritocchi, bianco su bianco resta la mappa dei sentieri tra vuoti.
*
Devo elaborare il lutto, dicono, e io rispondo altroché, lo sto e-lavorando, in questa casa non si tinteggia, s’imbianca, una mano, due mani… gli strati necessari di pennellate bianche per non vedere le scorie di troppi anni sporchi che lì sotto restano, però, le scorie e gli anni anche, tutti.
Devi scrivere, dicono, ma la scrittura coprente traspirante è soltanto del Grande Pennello, qui il bianco si riga si solca, ogni lettera è ferita feritoia e sotto e in mezzo nascondere nascondersi bugia vuole come colla e per diluente lacrime di rabbia.
Ora asciuga.
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...