Il (rac)conto del tempo

‘Na sincope mi è venuta leggendo il commento di Herr Effe: «che però Ora Sesta non partecipi al blog a-tempo, avendo cotanto nome, ecco, mi pare illecito».
Lo scrivo qua che tanto qua mica verrà a leggere: Herr, sono un’Ora tarda, o che tarda, sono comunque fuori tempo.
Detto così, il tempo sembra un campo recintato e chi è fuori fuori, chi è dentro dentro. Oppure una prova d’orchestra dove il direttore tira con rabbia la sua bacchetta in testa al violinista distratto.
La mia lingua, Herr, è come la seggiola di mia zia, buonanima: a trovare il legno bisogna scrostare le mani di vernice, tante, che raccontano dove il destino – impersonato da lei nel tempo d’una recita – l’aveva collocata lungo gli anni. Il bianco evoca la compagnia della credenza in cucina, il verde quella del tavolino sotto il porticato; un’altra mano bianco-panna sopra quel verde è come una tacca segnatempo: la seggiola sta a cuccia in un angolo della cucina riverniciata, senza più la zia a trascinarla in strada, davanti al portone, per le sue chiacchiere tra comare e passanti, all’imbrunire.
La mia lingua, Herr, ha depositato i prestiti delle lingue di popoli che aveva “attraversato” e di quelle che l’avevano attraversata. Ma per dire tempo usa una parola delle sue origini; e con senso dell’economia dei popoli “migranti” a fare il fagotto da portare appresso, la usa anche per il “tempo” imposto dal giro dei venti. (A ben vedere, però, questa “economia” non era poi diversa da quella dei contadini con l’orologio del raccolto a ticchettare il ritmo.)
E dice un’altra cosa, la mia lingua; lei il tempo la conta. Fissa un punto e da lì in giù e in su fa il ‘calcolo del tempo’. D’accordo, per fissare quel punto ci siamo adattati all’Europa cristiana (si fa per dire, senza poter dire), Cristo diventa quel punto – inchiodato lo è comunque, povero cristo – ma noi tagliamo il gran cocomero della storia in “prima” e in “dopo” il calcolo del tempo. Siamo gente strana, noi, abituati ai paradossi, abitanti i paradossi, ospiti e ospitanti nello spazio e nel tempo.
(Incontri di OraSesta, 16 novembre 2007)
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