Un nastrino rosso

Voglio dedicare questa pagina a tutti i padri, padri di sangue e di cuore, padri ideali
Fra pochi giorni uscirà dalla tipografia il libro Compagni di Franco Dolci. Io chiamo Franco Dolci il mio “padre adottato” e lui mi chiama “la mia segretaria”. E questa “qualifica”, da parte di un compagno ottantenne che nel partito, nella cooperazione, nel “Movimento” e nelle istituzioni ha passato l’intera vita, ha un sapore buono buono.
Sono stata “levatrice” anche del volume Cronache del fiume e della golena, ma ai Compagni ci tenevo in modo particolare. Mai abbiamo avuto un momento di dubbio sul titolo. Che sarà anche “scontato” ma resta l’unico possibile, per i suoi racconti di “vita in Movimento”.
Quella generazione di “professionisti della politica” che girava le strade della provincia a stomaco vuoto (pane e cachi – ecco il pasto simbolico del giovane funzionario di partito alla fine degli anni ‘40, ricorda Dolci), oggi pensa alla sua vita come a una vita bella. Processati e condannati (qualche volta poi assolti) per un comizio non autorizzato, in mezzo ai braccianti sfrattati dal lavoro e dalla casa, scomunicati dalla Chiesa, a volte uccisi a fucilate dalle “forze dell’ordine” o dai potenti (impuniti) di turno. E giravano le cascine e le fabbriche sospinti dalla forza di un pensiero condiviso, di una missione, dalla consapevolezza dell’utilità collettiva di quella missione.
Dov’era il confine tra il privato e il pubblico, in quelle vite? È oggi comprensibile una vita personale in cui una guerra in terra lontana o la chiusura di una fabbrica si amalgamano anzi producono una nuova sostanza della chimica delle emozioni?
Nella campagna elettorale del 1948 Franco Dolci viene mandato dal partito nella zona di Casalmaggiore. È lì che nasce la sua fama di eccellente oratore. Ed è allora che inizia la meticolosa documentazione della sua attività che poi è del Partito – il Partito Comunista Italiano, si capisce – o viceversa, anche.
Se “pane e cachi” è per Dolci il simbolo del vivere quotidiano di quegli anni, per me è diventato simbolico il “comizio”, come spazio e tempo di un amore fatto d’una sostanza speciale degli organismi viventi nei crocicchi della storia.
(Incontri di OraSesta, 1 maggio 2007)
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