Siracusa

Cara Veronica,
mi chiedi di scrivere di Siracusa. Ma io Siracusa non la conosco. Nelle mie fugaci visite ho incontrato persone, non la città. Ho una mia immagine di Siracusa; è come una parete con affreschi e cancellazioni sovrapposte; è opera di mani di voci di occhi di poeti e di cronisti d’antichi tempi e di oggi, arsa d’amore di un’Incantatrice greca, «a luci de lampiuna» di Carlo Muratori e «con il vento di tramontana» di Veronica Tomassini. La mia Siracusa è invisibile, camminando per le strade.
Però mi ricordo dov’è il mercato. Dov’è il cimitero. Il campo dei rom.
«Mai qualcuno ha cantato più sommessamente» – canta la zingara esiliata; – «Sulla mappa del cielo / io non sono presente».
Siracusa città come i rom. Dalla memoria da zingaro. Una memoria scritta nelle cicatrici. Una memoria attraversata da terre e popoli attraversati. Un esistere dentro la memoria d’altri. Con le parole e le regole di una lingua di altri e altri ancora. «Dove non c’è luogo / si nutre la parola della montagna non rimossa. / Disperata frase per frase, / la mia Babilonia. / Solo la ferita da aculeo tace.»
Di Siracusa dovrei scriverti, Veronica, ma non riesco, forse perché non ricordo le sue cattedrali sacre e profane e so solo dove trovare i morti e gli zingari.
Con affetto
T.
I versi citati sono di Mariella Mehr, scrittrice e poetessa svizzera-rom (jenische) in Notizie dall’esilio. Poesie (Effigie, 2006)
(Incontri di OraSesta, 21 novembre 2006)
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...