[nelle ferite, l'amore]

«Non ti legherai di certo a me per ciò che ti ho insegnato, ma resta qui stanotte. E Gesù, sopra di lei, rispose, Ciò che insegni non è prigione, ma libertà.»

L’incontro di Gesù con Maria di Magdala.

«Il mio diletto ha messo mano nello spiraglio della porta e un fremito mi ha sconvolto il cuore. E come posso essere il tuo diletto se non mi conosci, se sono soltanto un uomo venuto a chiederti aiuto e di cui tu hai avuto pena, pena per i miei dolori e per la mia ignoranza. Perciò ti amo, perché ti ho aiutato e ti ho insegnato, ma sarai tu a non potermi amare, giacché non mi hai insegnato alcunché né mi hai aiutato, Non hai una ferita, La troverai se la cercherai, Che ferita è, Quel portone aperto da cui entravano gli altri, ma non il mio diletto, Hai detto che sono il tuo diletto, Ecco perché il portone si è chiuso dopo che sei entrato tu…»
(José Saramago, Il vangelo secondo Gesù Cristo)

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4 commenti to “[nelle ferite, l'amore]”

  1. Ecco, fa pensare e ritornare, questo. Qui non bastano gli occhi, come nei “fiori di ghiaccio”.
    E mi chiedo se la reciprocità basti per chiudere il cerchio in equilibrio.

  2. No, credo proprio che la reciprocità non abbia nulla a che fare con l’amore e con i suoi equilibri (se esiste, poi, l’equilibrio, in amore).
    Credo, anche, che Maria di Magdala, nel momento in cui dice quanto sopra riportato (però è un po’ buffo mettersi a discutere con un personaggio…) non si renda conto di quanto Gesù le abbia insegnato e quanto l’abbia aiutata. Quella porta rimasta chiusa lo dice meglio di ogni parola.
    Maria di Magdala ha avuto ciò che non è toccato in sorte ai discepoli, o madre o fratelli o sorelle: l’annuncio della resurrezione. Don Luisito Bianchi la chiamava “staffetta partigiana”: le si affidò la trasmissione del Messaggio.
    La chiesa da millenni esercita il controllo sugli esseri umani attraverso la sottomissione del loro corpo a regole che di divino non hanno proprio nulla. Ma il cristianesimo nasce dalla Parola che si fa carne, corpo d’uomo-donna. Non sarai nessuno se non amerai te stesso, non giungerai a Dio se non arriverai prima al tuo corpo, scrive Saramago qualche pagina prima, attribuendo la frase a Dio o almeno così pare a Gesù.
    Non c’è miseria del corpo che non appartenga alla divina nostra umanità e non c’è abiezione che non abbia radice nella negazione della sua divina umana libertà.

  3. E’ proprio perché l’amore è nelle ferite che a volte è così difficile. Però fa venire voglia di leggerlo. Buone cose.

    • Stavo giusto pensando l’altro giorno – cioè quando per l’ultima volta ero riusita a prendere in mano questo libro – che lo sto leggendo come “si legge” la Bibbia; non una lettura “distesa” – come si fa quando la lettura è “al margine” della giornata – ma in certi varchi nel “tempo ordinario” – un’attesa, un breve viaggio… – che squarciano la vita e così anche il testo. Questo cambia, credo, la “lettura”.
      Buone cose anche a te.

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